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memorie di un bastardo.

Ivan Laghezza

December 25

Wikipedia vs Coca Cola? Dove andrà a finire il mondo?

Per caso mi sono trovato a leggere la pagina dedicata alla Coca Cola, sulla nostra Amatissima e Consultatissima enciclopedia on-line, Wikipedia; sappiamo che, per giunta, qui possiamo anche giocare a fare i saputelli dicendo la nostra e contribuendo al sapere comune.
Il problema sorge proprio da questa funzionalità. Spesso troviamo notizie sbagliate, o poco curate, e ancor peggio, come ho potuto constatare poco fa, interventi esageratamente "di parte".
Questo è il link della pagina dedicata al marchio Coca Cola:
Lo posto non per fare l'avvocato difensore di una delle più grandi multinazionali esistenti, ma semplicemente per render nota una totale disattenzione dalla parte dello staff revisore del sito wikipedia.org.
Vi invito a leggere attentamente la pagina e di riflettere su quanto sia ridicolo che un'enciclopedia faccia cattiva pubblicità, se non addirittura attui la diffamazione di un'azienza.
 
Ivan.
November 30

Dead Memories.

Il titolo non c'entra. E' come la facciata di ogni cosa, ben poco ricollegabile al suo intrinseco valore. In fondo, non ho un argomento particolare da trattare, se lo facessi sarei monotono. Sono sempre state parole provenienti direttamente e istintivamente dal cuore e incise quì in rosso sanguinante, colme e stracolme di sentimenti estremi dalla rabbia all'odio, e a qualcosa che si avvicina all'amore. Quindi devo chiedere scusa ad una persona che mi paragonò, tempo fa, per l'Eccessività a Foscolo, perchè guardando la mia figura com' era fino a qualche mese fa, ho riscontrato che quell'eccessività c'era in ogni cosa, eppure non era una maschera, come sicuramente mi è stata rinfacciata. Il cambiamento caratteriale lo sto avendo, forse con qualche ritorno ai miei vecchissimi tempi, riscoprendo l'importanza di essere osservatore e ascoltatore, ruolo che avevo perso nella mia vita giornaliera, concentrandomi solo e soltanto su mondi paralleli ricchi di sogni e speranze, troppo belli per essere veri. Osservare la vita caotica cittadina, i comportamenti delle persone nella società, i continui malintesi che ci sono nei rapporti interpersonali, è tutto fondamentale. E' sbagliato definire tutto ciò con gli estremi bello, brutto, giusto, ingiusto; tutto è qualcosa di spettacolare perchè ci mette alla prova nel rapporto con la nostra intima anima, e  con quella degli altri. Può essere stupido, eppure sto capendo come possa essere importante anche  il rapporto di complicità che si è creato tra me e il mio istruttore di guida, o magari incontrare un borseggiatore nel pullman, osservare come la sua faccia e il suo corpo devastati dalla dipendenza, lo spingono a cercare di derubare la gente distratta, eppure come la sua debolezza esce fuori quando si sente scoperto e osservato, lasciato lì ad un estremità del pullman, mentre continua a guardare  con odio la sua preda sfuggita a pochi metri protetta dagli sguardi vigili di chi è più attento. E' come essere un gatto vissuto e ingrassato in casa, abituato a piccoli rumori, alla comodità dei sofà, che si ritrova all'improvviso in mezzo ad una strada a doppio senso, quanto resisterà? I rumori lo confondono, lo terrorizzano,le zampette non ce la fanno a spostare quel corpo grasso, è inevitabile che venga spiaccicato da uno pneumatico.
Essere un gatto agile, cibarsi della propria caccia, e imparare ad evitare gli ostacoli; non lasciarsi adagiare da un divano comodo, da una casa calda.
 
il vento dolce che ti accarezza in un'oasi naturale, ti cura dai malanni della società artificiale,
 non solo e sperso in una selva, ma nella culla della tranquillità, dove il respirare a pieni polmoni ti salva;
 e i piccoli rumori degli alberi al vento e dell'acqua che scorre sono come sussurri,
mentre il sole ti riscalda, ti cura perchè sei lì solo ad occhi chiusi,
a contemplare l'importanza del controllo dei sensi.
 
October 25

Grazie.

Citazione:
 
"I gemelli si unirono
Combatterono la vita ,
decisero di non perdere mai più."
 
 
Grazie.
Tuo gemello, Ivan o Vorgh.
October 19

Il labirinto della mente.

E' andato. E' ormai partito per un altro mondo già da tempo, quell'essere li buttato ad assorbire tutto il possibile. Colui che sperimenta tutto, o quasi, si ritiene ormai
pieno di esperienza, ma assomiglia più all'incarnazione della disperazione, in cerca di qualcosa di mistico e profondo di significato in ogni oggetto della vita. Si
prova inizialmente con un overdose di emozioni: quell'essere le vuole assaggiare tutte dall'odio all'amore, dalla complicità alla rivalità, dall' egoismo all'altruismo.
Arriva poi il momento in cui le emozioni portano tutte ad un solo perenne stato mentale: la sofferenza. E' l'eccessività di ognuna, che porta a quella gabbia in cui si
sta stretti. In quel momento, si cerca unità per evadere da quella prigione con altri detenuti, e si provano viaggi mentali che ti fanno sballare i neuroni, facendoti
credere di superare le sbarre, o  almeno, di superarle con l'animo. Ci si illude di poter stare non solo al di fuori della gabbia, ma di arrivare nell'alto dei cieli per
poter dire con sicurezza che un Dio non esiste, che non c'è nessuno lì su che può giudicarci. In quel momento ci si sente il vero Dio, quello che può vedere tutto
dall'alto dei cieli, ma in realtà tutti i prigionieri che hanno raggiunto l'alto dei cieli solo mentalmente, lo credono. Un cielo vuoto, senza viaggi mentali, non esiste.
Apatia ti fa sedere per terra, in quell'umida cella a guardare i tuoi compagni ad intervalli di odio e di complicità. Un' unica cosa è sicura in quella cella. Quella
cosa certa sei tu. Li guardi con sufficienza, e loro fanno lo stesso con te, perchè siete tutti uguali, uno lo specchio dell'altro. Il prigioniero non conosce altro essere
dissimile. E' una situazione senza uscita, e si ricorre sempre alla droga e i viaggi mentali, che dopo un po iniziano ad annoiare perchè si dimostrano soltanto
illusioni. Raggiungi una tale sicurezza del tuo essere che nonostante le mancanze, raggiunge la perfezione, perfezione caratterizzata dalle stesse mancanze
quelle che la rendono tale, che dagli altri sarà certamente considerata nulla, ma da te è considerata tutto, e quella che in realtà ti permette di giudicare il mondo che si trova
dentro la gabbia, e quello al di fuori di essa. E' anche questa un'altra illusione? Ma la chiave per uscire dalla prigione non si trova, perchè quando il custode senza
testa viene a portare la brodaglia, ti accorgi dopo un anno, dopo due, ma anche più tempo che quel custode ha il tuo identico corpo. Che la testa non ce l'ha perchè
deve celarsi a Se Stesso, e che tu sei quindi prigioniero solo di Te Stesso. Ed è allora che riesci a trovare un modo per uscire dalla gabbia. Vuoi creare una
insurrezione con gli altri compagni di cella, e distruggere le sbarre, per poi uccidere nel modo più violento i custodi della cella, e instaurare una forma di governo
secondo Te giusta per il mondo esterno alla gabbia. Ma lo si conosce davvero il mondo esterno? Ed è il modo giusto liberarsi insorgendo?

vorgh.

September 15

una favola come tante altre.

Dedicata a qualcuno che credeva di avermi perso, ossia Elisa.

 

 

 

Nell’unico mondo esistente, dove tutti voi avete il comando di costruire la vostra strada, dove noi umani abbiamo preso il sopravvento sugli altri esseri viventi, e modelliamo ogni forma naturale per uno scopo artificiale. In questo mondo dove l’essere umano è l’unico vero Dio, esisteva una ragazzina, che come tante altre aveva finito la scuola media, e si preparava ad affrontare il ciclo di passaggio dall’adolescenza alla cosiddetta “maturità”. Era una ragazzina innocente, non conosceva molto della vita essendo vissuta in una classica famiglia normale, che l’aveva protetta dai mali del mondo, anche se, in verità, non l’aveva reclusa ad una vita eremitica. Anche se la sua era una famiglia apparentemente normale, e sappiamo bene che la definizione di normale non può essere mai chiara a fondo, poiché non è ne un aggettivo positivo ne negativo del sostantivo a cui è riferito, e tutto sommato non esistono giudizi positivi o negativi, essendo il mondo moderno zeppo di tutte quelle qualità che nascondono un intrinseco conflitto di giudizi. Dicevamo, anche se la sua era una famiglia normale, nascondeva dietro all’apparenza tante fastidiose incongruenze di fondo per una classica famiglia serena. Il padre era un uomo che nonostante il suo carattere deciso, aveva mille rimpianti dalla vita: aveva una piccola attività commerciale autosufficiente, che gli procurava uno stipendio che a stento gli permetteva una vita dignitosa; e anche nei momenti più prosperi le entrate erano il minimo per sopravvivere. Avrebbe voluto essere un medico, ma quella volontà non fu mai coltivata abbastanza affinchè gli procurasse la forza di affrontare quel progetto. Inoltre il suo sogno sarebbe stato avere un figlio maschio, ma da brav’uomo quale era, si era innamorato dell’unica figlia che aveva potuto avere, solo attraverso un’adozione. Sua moglie era una donna che in passato era stata combattiva, ma che gli scarsi risultati della vita l’avevano portata a spegnere quel briciolo di forza interiore, che potenzialmente ogni uomo possiede. La impotenza del marito l’aveva colpita amaramente, ed aveva avuto una crisi depressiva piuttosto grave durante la quale voleva stare totalmente sola, in una stanza chiusa a chiave. Il loro amore si era spento per quella piccola disgrazia, e nonostante riuscirono a rimediare con l’adozione, la scintilla non si riaccese mai più. Sara,così si chiamava, adottata intorno ai 2 anni, era bellissima e probabilmente non avrebbero mai potuto generarla così bella, se l’avessero concepita loro. Qualcosa di angelico la caratterizzava, con i suoi capelli biondo cenere e i suoi occhi blu, profondi come il mare; e proprio per questo amore la fecero crescere in un mondo ovattato e piuttosto protettivo, anche se non le fu mai vietata la conoscenza del tutto, positivo e negativo, che potesse incontrare. La bambina che diventava ragazza alimentò dentro di se un senso di inettitudine, di curiosità e di innocenza, e spesso i genitori non la comprendevano, non capivano che anche i suoi capricci più stupidi volevano manifestare un suo sentimento per lo più di malinconia, estraneità, repressione. In qualche modo è come se sentisse di essere estranea a quella famiglia, o addirittura che quella famiglia fosse soltanto una farsa, una messa inscena per illudere la soddisfazione dei due coniugi. La svolta avvenne quando Sara stava crescendo, e si preparava a passare dalla scuola media al liceo. Generalmente sappiamo che le femmine crescono prima sia fisicamente che mentalmente,e figurarsi un angelo come lei. Sembrava già una piccola donna, anche se il suo viso nascondeva ancora la curiosità della bambina. Eppure era totalmente sola e spaesata nel mondo che si preparava a vivere, e inizialmente ciò la portò a isolarsi dai suoi coetanei, poiché si sentiva un pesce fuor d’acqua. Ma un giorno conobbe un ragazzo, Matteo, più grande di lei di qualche anno, che ben presto  le insegno ad essere combattiva e a non demordere mai, a non spegnersi, a lottare per ottenere quel che cercava, e di  fare il possibile per essere felice e non piangere. Il ragazzo diventò una vera e propria guida per lei, era la persona che cercava da tempo, la persona in cui avrebbe posto tutta la sua fiducia; inoltre egli non era intenzionato ad altro, oltre che ad aiutarla, poiché il loro rapporto era cosa ben diverso da un rapporto d’amore. Sara, ormai ragazza, si era creata una vita in questo mondo e coltivando alcune passioni, tra le quali la fotografia, divenne una ragazza allegra e solare, che cercava di reprimere quel sentimento di impotenza caratterizzante della sua anima. Ma un giorno accadde una tragedia, una tragedia che le avrebbe cambiato la vita. Il suo mentore, la sua guida, era stato investito da un camion, e perdendo le due gambe era caduto in coma. Quando Sara lo seppe, non riusciva ad aprire bocca, quindi andò direttamente nella camera d’ospedale, e di lì non si mosse più per tutta la notte. Ogni sera lei andava dal suo amico e gli faceva compagnia in silenzio. Dopo circa un anno la sentirono imprecare contro il corpo del ragazzo inerte, maledicendolo di averla abbandonata, e subito un pianto disperato riportava la quiete nella camera. Altri mesi più tardi la videro uscire dalla stanza con tutti i capelli tagliati in malo modo, e nella stanza, a fianco al letto migliaia di capelli biondi chiarissimi. Infine l’ultima azione portò a vietare alla ragazza di entrare in quella camera: in preda ad un attacco di pazzia si era spogliata e cercava disperatamente di catturare la sua attenzione. “Il mio corpo lo vuoi? Vero? Sono tutta tua, per tutte le notti che vuoi, ma svegliati cazzo!!”. Ormai la splendida ragazza era perita, e sembrava essere attirata dall’inetta strada battuta dai genitori. In prospettiva di ciò la ragazza decise di andare via e partì il più lontano possibile. Nessuno sa che fine abbia fatto l’angelica ragazza. Matteo si risvegliò dal coma, e nonostante avesse perso le gambe la cercò disperatamente, e pur sapendo dell’impossibilità della sua volontà di ritrovarla non smise di cercarla.

Ivan.

 
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